venerdì 5 ottobre 2007

Serial killer, prevenire è meglio che morire

La più grande esperta di serial killer del mondo? Una garbata signora anziana che vive per il suo lavoro di professoressa universitaria, per suo marito e per i suoi gatti, come ci racconta la rivista Yale Medicine. Dorothy Lewis ha passato la sua vita professionale a studiare gente come John Allen Muhammad, Arthur Showcross e Ted Bundy, ferocissimi serial killer, oppure come Mark David Chapman, l’uomo che sparò a John Lennon.
Il suo contributo più importante alla Psichiatria è la scoperta – molto controversa soprattutto appena pubblicata – che esistono tre elementi costanti rintracciabili in tutti i criminali violenti: disfunzioni cerebrali, abusi subiti durante l’infanzia e disturbi psicotici, in particolar modo alcune specifiche forme di paranoia. Quando tutti e tre i fattori sono presenti contemporaneamente, la probabilità che il soggetto sviluppi comportamenti omicidi è elevatissima. Questa teoria, ritenuta inizialmente quasi oltraggiosa, è stata poi utilizzata dalla Corte Suprema in numerose discussioni di casi di condanna capitale dal 1988 al 2005. “I bambini tendono a fare quello che vedono fare”, spiega la Lewis. “Lo stress che deriva da abusi subiti, che siano fisici o psicologici, cambia letteralmente la struttura del cervello di questi bambini sfortunati. E la rabbia generata non è quasi mai diretta verso chi ha abusato di loro, ma verso gli altri. Darei il mio braccio destro per avere un cospicuo finanziamento a un progetto di prevenzione della violenza criminale nei bambini abusati. Del resto, se spendiamo milioni di dollari su libri e film sui serial killer, perché non dovremmo spenderli per impedire che esistano?”.

Fonte: Shaddox C. A fascination with violence. Yale Medicine Magazine 2007. http://it.health.yahoo.net

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