martedì 10 giugno 2008

Sette sataniche a Firenze, si indaga su omicidio


Un gruppo di persone legate dalla passione per la musica dark, fra le quali alcuni componenti di band amatoriali, che nel tempo ha avuto un'evoluzione, arrivando a compiere riti satanici. E' il filo conduttore dell'indagine della squadra mobile di Firenze nata dal ritrovamento di sacchi contenenti ossa, nel giugno 2006 sull'A1. Quattro gli indagati con accuse che vanno dall'omicidio volontario alla soppressione di cadavere. Sono due uomini e due donne fra i 25 e i 27 anni, delle province di Firenze e Prato, fra cui un operaio e tre in cerca di lavoro. L' indagine ha portato alla perquisizione di 23 persone, tutti di età compresa tra i 23 e i 28 anni, molti studenti o da poco usciti da scuola, qualche professionista e operaio. Fra le ipotesi quella che le ossa ritrovate siano riconducibili a un rito satanico, anche se, hanno spiegato gli investigatori, non sono escluse altre piste. Ancora da identificare la donna a cui appartenevano i resti. Nei colloqui fra i compenti del gruppo, hanno spiegato gli investigatori, si parlava di riti satanici, ricordando come fossero previsti anche sacrifici umani o di animali. Alla luce del materiale sequestrato le indagini mirano ad appurare se e quali tipo di sacrifici siano stati compiuti. Il gruppo si sarebbe ritrovato in luoghi sconsacrati della Toscana e in un ex convitto di Prato, poi trasformato in scuola (vi studiò Curzio Malaparte) e adesso abbandonato. A FIRENZE 4 AVVISI GARANZIA PER OMICIDIO - Quattro avvisi di garanzia per omicidio volontario, distruzione, sottrazione o soppressione di cadavere, nell'ambito di un'operazione compiuta dalla squadra mobile di Firenze, coordinata dal sostituto procuratore Luca Turco, contro una setta satanica composta da giovani riconducibili all'area cosiddetta dark-satanista. Le indagini sono state avviate in seguito al ritrovamento, il 21 giugno 2006, di numerosi sacchi di plastica di colore nero e azzurro, contenenti ossa umane e materiale organico, in avanzato stato di decomposizione, nei pressi di una piazzola di sosta dell'A1, in località Villanecchio, nei pressi del casello di Pian del Voglio (Bologna). Gli esami autoptici hanno ricondotto i resti umani ad una donna di età compresa tra i 20 e i 30 anni, il cui decesso è stato fatto risalire a circa due anni prima dal ritrovamento. Nel corso dell'indagine gli uomini della squadra mobile hanno trovato nei domicili degli appartenenti al gruppo numeroso materiale informatico e cartaceo "di chiara ispirazione satanista". In particolare, nell'ambito di una perquisizione sono stati sequestrati due teschi umani. Nell'abitazione di uno dei quattro, un ventitreenne di Sesto Fiorentino (Firenze), che é stato arrestato in flagranza per il reato di pornografia virtuale, è stato trovato un considerevole quantitativo di materiale pedopornografico.

Fonte – ANSA, 7 Guigno 2008

lunedì 9 giugno 2008

Omeopatia, quale valore scientifico?


Drammatici e recenti eventi di cronaca hanno riportato alla ribalta l'annosa questione sulla validità terapeutica e scientifica dell'Omeopatia. Da oltre due secoli, domande e dubbi si rincorrono senza sosta cercando di comprendere a fondo i meccanismi e la validità stessa di questa disciplina. Al di là della disquisizione scientifica riteniamo però imprescindibile una profonda riflessione sui confini che queste pratiche para-scientifiche debbono possedere. Niente è incontrovertibile se non l'esistenza umana stessa. Ogni discussione è lecita, nel reciproco dia-logos, ma non si può tollerare che 'altre' medicine, o meglio 'altri terapeuti', si sostituiscano a quella tradizionale conducendo giovani e ignare vittime alla morte come successo recentemente all'ospedale di Careggi, a Firenze.
Su Wikipedia, alla voce Problema della Demarcazione dei confini della Scienza, ritroviamo un breve quanto significativo contributo sui dubbi che questa disciplina ha sempre suscitato. Nel suo estratto possiamo leggere: <<Notevoli sono state le critiche nei confronti dell'omeopatia sin dalla sua nascita (ad opera di Samuel Hahnemann alla fine del XVIII secolo): Sir John Forbes, fisico alla corte della regina Vittoria del Regno Unito, in Homeopathy, Allopathy and Young Physic definiva l'omeopatia (e in particolare il suo principio della memoria dell'acqua) un "oltraggio alla ragione umana".Una delle critiche più recenti risale all'agosto del 2005, quando l'autorevole rivista medica The Lancet ha pubblicato un editoriale dal titolo La fine dell'omeopatia, in cui è pubblicata una ricerca dell'università di Berna condotta esaminando 110 ricerche dove si proverebbe l'inutilità dei metodi omeopatici, i cui effetti positivi sono assimilabili all'effetto placebo>>.

In riferimento a quanto appena letto riteniamo interessante per i Nostri lettori riproporre un articolo de La Repubblica del 27 Agosto 2005 dal titolo 'Scontro sulla medicina alternativa
"L'omeopatia? Solo un placebo"
':



Per una ricerca svizzera pubblicata dalla rivista Lancet
non c'è differenza tra un farmaco naturale e un bicchiere d'acqua
Scontro sulla medicina alternativa
"L'omeopatia? Solo un placebo"

di FABRIZIO RAVELLI


LONDRA - L'editoriale di "Lancet", una delle più autorevoli riviste mediche al mondo, ha un titolo che sembra definitivo: "La fine dell'omeopatia". Il principe Carlo farà un salto sulla sedia, visto che ha appena commissionato uno studio per convincere il governo a investire di più nella medicina alternativa. E con lui decine di milioni fra medici e pazienti filo-omeopatici nel mondo avranno una brutta sorpresa.

Lancet pubblica una ricerca dell'università di Berna, secondo la quale una sperimentazione incrociata dimostra che i farmaci omeopatici hanno un'efficacia solo illusoria, pari a quella del placebo, e cioè dell'acqua fresca. Difficile immaginare che i seguaci della medicina fondata alla fine del '700 dal dottor Samuel Hahnemann, a questo punto, facciano ammenda e buttino nella spazzatura tinture e preparati ultra-diluiti. Ma certo quello inferto dal dottor Matthias Egger e dai suoi colleghi è un duro colpo.

I ricercatori svizzeri hanno comparato i risultati di 110 trattamenti omeopatici con altrettante somministrazioni di farmaci convenzionali, in un ampio spettro di situazioni, dalle affezioni respiratorie alla chirurgia. Hanno scoperto che l'omeopatia non ha effetti più rilevanti del placebo. Più in dettaglio, a Berna dicono che, mentre nella sperimentazione su bassa scala (e quindi qualitativamente inferiore) s'è accertata una certa prevalenza degli effetti dell'omeopatia sul placebo, su una scala più ampia c'è stato il pareggio. Nessuna differenza fra prodotti omeopatici e acqua fresca. I farmaci convenzionali, invece, hanno vinto entrambe le partite.


Insomma, secondo Egger e colleghi l'omeopatia funziona solo se ci credi. L'editoriale di "Lancet", che si apriva con quel titolo sulla morte dell'omeopatia, conclude in maniera più salomonica: "Bisogna che i dottori siano chiari e onesti con i loro pazienti sull'assenza di benefici dell'omeopatia, e con se stessi sulla debolezza della medicina moderna nel prendere atto del bisogno di attenzione personalizzata da parte di loro pazienti". Un giudizio che coglie le debolezze scientifiche dell'omeopatia, ma anche la ragione del suo successo.

In Gran Bretagna, per esempio, ci sono più di 47 mila praticanti dell'omeopatia, più dei medici generici. Il 42 per cento dei medici generici indirizza pazienti alle cure di un omeopata. In Scozia l'86 per cento è in favore dell'omeopatia. Tutto il settore della medicina alternativa è in grande espansione: i britannici spendono attualmente 130 milioni di sterline all'anno per queste cure (dall'agopuntura, alle erbe, alla riflessologia), ma si stima che questa spesa salirà fino a 200 milioni nei prossimi quattro anni. Lo studio commissionato dal principe Carlo, che gli ha attirato critiche violentissime dagli ambienti scientifici, mira a dimostrare che la medicina alternativa potrebbe far risparmiare 3,5 miliardi di sterline al servizio sanitario pubblico.

La ricerca pubblicata da "Lancet", verosimilmente, non chiuderà affatto l'eterna discussione sui benefici dell'omeopatia. Va avanti da circa 200 anni, da quando il tedesco dottor Hahnemann cominciò a sperimentare il principio "similia similibus curantur", e cioè la cura delle malattie utilizzando in altissima diluzione le sostanze che ne erano all'origine. Erano, bisogna ammettere, gli anni dei salassi, delle purghe e delle sanguisughe. Anche le sostanze che Hahnemann provò a diluire erano a volte particolari: c'erano estratti di "mustela phoetida" (ghiandola anale di puzzola), "periplaneta americana" (scarafaggio), e "pediculus capitis" (pidocchio).

La diluizione elevatissima dei preparati omeopatici fa sì che, spesso, non resti nel preparato nemmeno una molecola del principio originario. Ma gli omeopati credono che esista una "memoria dell'acqua", in grado di trattenere la capacità di produrre benefici. E sono decenni che intorno all'omeopatia si accendono dispute scientifiche. E, per stare all'Italia, si ricorda il processo intentato contro Piero Angela da due associazioni di omeopati, per una puntata di Superquark. Angela ebbe la solidarietà di scienziati come Dulbecco, Levi Montalcini, Sirchia. I giudici lo assolsero.

domenica 8 giugno 2008

Il dottor Aveta spiega l'altro volto di Geova


L'ex-anziano del movimento: «Quello che ieri i Testimoni davano per certo, oggi è diventato una falsità, come fidarsi?»



"L’altra faccia del geovismo". Sarà questo il tema che il dottor Achille Aveta, giornalista, scrittore ed ex-anziano dei Testimoni di Geova affronterà nel convegno che il Gris di Imola, la Fraternità laica domenicana e l’Istituto "Veritatis splendor" di Bologna organizzano per informarsi e valutare in modo documentato l’adesione alla fede dei Testimoni di Geova. L’appuntamento è per sabato 7 giugno, alle 16, nell’aula magna del seminario diocesano (via Montericco 5/a), con un breve saluto del vescovo monsignor Tommaso Ghirelli prima dell’intervento di Aveta. Il dottor Aveta sarà anche a Bologna, la stessa sera di sabato alle 21, all’Istituto "Veritatis splendor" a Bologna (via Riva di Reno 57).
Molti conoscono la posizione dei Testimoni di Geova sulle trasfusioni di sangue e, in fatto di insegnamenti, tanti sanno che i Testimoni credono all’imminenza della fine dell’attuale società umana e che più volte ne hanno, invano, predetto la data. Ma qual è il "volto nascosto" del gruppo religioso dei Testimoni di Geova, che può attirare la nostra attenzione?
Intendiamo riferirci a un fatto che, talvolta, sfugge agli stessi Testimoni; infatti, se si effettua un’attenta riflessione sulla storia di questo movimento, sarà evidente che certi insegnamenti che ieri i Testimoni davano per sicuri, presentandoli come biblicamente fondati, oggi sono diventati errori, semplici congetture, opinioni di cui non vale la pena discutere, vere e proprie falsità; perciò è saggio chiedersi: oggi, allorché bussano alle nostre porte, i Testimoni di Geova sono credibili quando danno per scontate certe loro affermazioni di fede o, piuttosto, c’è il rischio che anche questi convincimenti saranno da loro stessi smentiti, domani, come inaffidabili?
Prendiamo, ad esempio, la posizione dei Testimoni di Geova di fronte al fondamentale valore del rispetto della vita; a proposito della pratica della vaccinazione, il periodico geovista americano "The Golden Age" (ora Svegliatevi!) del 24 aprile 1935, a pag. 465 dichiarava: «Siccome la vaccinazione è una iniezione diretta di sostanza animale nel circolo sanguigno, la vaccinazione è una diretta violazione della legge di Geova Dio». Poiché, all’epoca, la legge americana imponeva la vaccinazione antivaiolosa come requisito per l’ammissione alle scuole, il veto dei vertici del geovismo causò seri problemi ai Testimoni di Geova di allora. Lasciamo che un protagonista dell’epoca ci narri i fatti: «Prima che un bambino fosse ammesso a frequentare il primo anno in una scuola pubblica, doveva esibire un certificato di vaccinazione antivaiolosa. Come potevano ottemperare a quest’obbligo i Testimoni di Geova, i quali credevano che la vaccinazione era contraria alla legge di Dio? I genitori di mia moglie fecero ciò che molti altri genitori Testimoni di Geova erano indotti a fare per motivi dottrinali. Essi la portarono da un dottore che simulò la vaccinazione sulla sua gamba adoperando un acido. Il medico firmò il certificato e mia moglie Joan non ebbe problemi ad iscriversi a scuola. Anche una cugina di Joan subì un’analoga "vaccinazione", ma sfortunatamente il medico sparse accidentalmente l’acido sulla sua gamba: ella porta ancora la cicatrice di quell’incidente. Mi fu detto che A.E. Ilett, il medico della Betel (la sede di coordinamento nazionale del geovismo), compilava certificati senza praticare le relative vaccinazioni» (E.C. Gruss, We left Jehovah’s Witnesses, Grand Rapids 1976, pag. 65). Si noti con quanta disinvoltura i vertici geovisti inducevano i Testimoni di Geova a sottrarsi a terapie mediche imposte per legge!
Improvvisamente, all’inizio degli anni Cinquanta, i vertici del movimento cambiarono idea e abolirono il divieto di vaccinarsi; è, quindi, evidente che non è la Bibbia, ma il Direttivo mondiale che stabilisce fin dove il Testimone può spingersi nel tutelare il proprio diritto alla vita.
Per giunta, i Testimoni di Geova assumono atteggiamenti incoerenti, come nella circostanza in cui sono indotti a rifiutare anche una sola trasfusione di sangue, ma è loro permesso di prendere il sangue di 2.500 donatori, contenuto in una sola dose di fattore VIII antiemofiliaco.
A tutto ciò si aggiunge un problema etico: siccome molti Testimoni di Geova accettano trasfusioni di frazioni di sangue non più vietate dai vertici del movimento, tale condotta fa crescere la domanda mondiale di sangue; eppure c’è da rilevare come sia moralmente discutibile una direttiva che consente a oltre 6 milioni di Testimoni di Geova di fruire di donazioni di sangue senza che ad alcuno di loro sia consentito di donarlo!
Eh, sì, è proprio vero che la conoscenza dell’altra faccia del geovismo può essere molto illuminante e può rappresentare un ottimo deterrente dal cedere a rischiose lusinghe proposte come la "verità"!

Fonte - Nuovodiario.com, 05 Giugno 2008


Il GRIS contro lo spiritismo


San Benedetto del Tronto | Al via il V convegno dell'associazione ecclesiastica del GRIS, che quest'anno ha scelto come tema lo spiritismo.
Presso la Curia Vescovile, Padre Gabriele Di Nicolò, assistente spirituale del GRIS di San Benedetto, e la sig.ra Perotti Giancarla, responsabile GRIS, hanno presentato per la stampa il V convegno diocesano organizzato dalla loro associazione.

Il GRIS (Gruppo Ricerca Informazione Socio-religiosa) è un associazione a livello nazionale fondata nel 1984 e riconosciuta dalla conferenza episcopale italiana nel 1987. Questo gruppo si impegna a scoprire e schedare nuove sette religiose e ad aiutare familiari di soggetti che per volere o per incitazione, si ritrovano partecipi di sette, organizzazioni religiose non riconosciute dalla religione cattolica. Acclamati dal Papa Benedetto XVI per "il loro servizio ecclesiale prezioso e necessario", il GRIS si è poi sviluppato in associazioni diocesane sparse per le città.

"Abbiamo deciso di parlare, in questo convegno, di Spiritismo e la sopravvivenza dopo la morte. - afferma Giancarla Perotti - in quanto è una pratica più che mai attuale. Quanti di noi hanno interrogato maghi, fattucchiere e maestri dell'occulto per interrogare i defunti, per sapere dove sono, cosa c'è nell'aldilà? Purtroppo il numero di questi curiosi aumenta sempre più ed è un dato preoccupante. Noi vogliamo far capire a tutti che la pratica di interrogare i defunti e gli spiriti è vietata dalla religione Cristiana perché il mondo dei morti è una realtà che noi umani non possiamo gestire, solo Dio può".

Grandi ospiti a questo congresso, a cominciare dal Vescovo Gervaso Gestori, Padre François Dermine, socio fondatore del GRIS nonché esorcista ufficiale della diocesi di Ancona e docente di Teologia Morale presso l'università di Bologna, il quale terrà il discorso principale dell'incontro e la coppia Raïssa e Jacques Maritain del Centro Ricerche Personaliste.

Il convegno, che si terrà lunedì 2 giugno a cominciare dalle 15:00 presso il Biancoazzurro in V.le dello Sport, è aperto a tutti, gratuito come anche il programma di formazione per l'anno pastorale 2008/2009 che partirà ad Ottobre.

Per ulteriori informazioni sul GRIS, specifichiamo che la sede si trova in Via Forte, 16 - San Benedetto del Tronto - Tel: 347.5313296

Fonte - Il Quotidiano, 28 Maggio 2008

mercoledì 4 giugno 2008

Alcuni membri del "Gruppo di Ur"


Leone Caetani (probabilmente Ekatlos), kremmerziano e neopagano.

a.. Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (Arvo), antroposofo.
b.. Giovanni Colazza (Leo), antroposofo.
c.. Girolamo Comi (Gic), poeta prima antroposofo, poi cattolico.
d.. Guido De Giorgio (Havismat), cattolico vicino al pensiero di René Guénon.
e.. Aniceto Del Massa (Sagittario), pitagorico e forse massone.
f.. Julius Evola (Agarda, Arvo in alcuni casi, Breno?, Ea, Iagla, Krur?).
g.. Nicola Moscardelli (Sirio, Sirius), filosofo cattolico.
h.. Arturo Onofri (Oso), poeta antroposofo.
i.. Giulio Parise (Luce), pitagorico e massone.
j.. Ercole Quadrelli (Abraxa, Tikaipos), kremmerziano.
k.. Arturo Reghini (Henìocos Arìstos, Pietro Negri), pitagorico e massone.
l.. Corallo Reginelli (Taurulus), prima antroposofo, poi ermetista.
m.. Domenico Rudatis (Rud), alpinista.
n.. Emilio Servadio, psicanalista (Apro?, Es).

Non confermati

a.. Ersilia Caetani Lovatelli (Ekatlos), kremmerziana e neopagana. Il suo
manoscritto venne consegnato ad Evola da Cesarina Ribulsi.
b.. Antonio de Santis (Primo Sole e Nilius), Ordine Egizio.
c.. Francesco Proto da Atrani (Apro), Ordine Egizio.
d.. Elika del Drago, principessa d'Antuni (Alba), Ordine Egizio, grande amica
di R. Steiner. Ur (1927) pubblicò postumo il saggio "De Naturae Sensu".
e.. Mario Fille (Agarda), Gruppo dei Polari.
f.. Cesare Accomani (Zam, Zam Bothiva in altre sue opere), Gruppo dei Polari.
g.. Maria de Naglowska (da Alessandria d'Egitto, nel 1927, inviò ad Ur "Le
Message de L'Étoile Polaire", che venne pubblicato anonimo), Gruppo dei Polari.
h.. Olga Resnevic (è citata nel II volume di Ur -Edizione Tilopa- nella
prefazione al brano "Il Demone delle Nevi", tratto dalla Vita di Milarepa, come
cotraduttrice assieme ad Evola).
i.. Bruno Cicognani (La rivista Krur pubblicò, in anteprima, la traduzione dal
latino di Cicognani dei primi sei paragrafi di quella «elegantissima oratio» di
Giovanni Pico della Mirandola, intitolata dai posteri «De hominis dignitate»).
Altre modifiche:

a.. Julius Evola (Ea nei saggi teorici, Iagla in quelli operativi).
b.. Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (insegnamenti trascritti da Evola con
lo pseudonimo di Arvo), antroposofo.
c.. Giovanni Colazza (prima Krur poi Breno, Leo negli insegnamenti trascritti
da Evola), antroposofo.
d.. Arturo Onofri (Arom e Oso), poeta antroposofo.
e.. Corallo Reginelli (Taurulus), prima antroposofo, poi "ermetsta cattolico".
A lui De Giorgio affidò il manoscritto La Tradizione Romana.
f.. Nicola Moscardelli (Sirio/Sirius e Sagittario), letterato e filosofo
cattolico.
g.. Emilio Servadio, psicanalista (ES).
h.. Ercole Quadrelli (Tikaipos, Abraxa negli insegnamenti trascritti da
Evola), kremmerziano.

Conversione di massa in California


Un'intera chiesa, tremila fedeli con sei sacerdoti e trenta diaconi, vescovo in testa, si uniscono a Roma a San Josè.Sembra una notizia di altri tempi, quando intere tribù o nazioni seguivano il loro capo e piegavano il ginocchio davanti a un apostolo giunto ad annunciare la Buona Novella. La Chiesa cattolica di rito caldeo (quella maggioritaria in Iraq) della California ha accolto ieri formalmente nel suo seno tremila cristiani ortodossi iracheni, guidati dal loro vescovo, monsignor Mar Bawai Soro, che alcuni mesi fa era stato criticato duramente perché aveva riconosciuto la supremazia del Primato di Pietro sulle altre chiese cristiane. La Chiesa Assira, che ha il suo centro storico e gerarchico in Iraq, è una chiesa “apostolica”, vale a dire che la sua nascita viene fatta risalire ai primi anni del cristianesimo. Si chiama nestoriana, perché segue la dottrina di Nestorio, un monaco di Antiochia, elevato al patriarcato di Costantinopoli nell’anno 428. Nestorio affermava l’esistenza di due nature in due persone in Cristo; e per questo motivo fu condannato dal Concilio di Efeso. Senza dubbio, questa eresia fu respinta da varie chiese ortodosse, compresa quella assira,mentre invece restava aperta la questione dell’eventuale riconoscimento della supremazia di Pietro. Dal sedicesimo secolo, un gran numero di assiri nestoriani entrarono in unione con Roma, formando la chiesa cattolica caldea, che oggi conta un numero di fedeli di molto superiore alla Chiesa Ortodossa Assira. Monsignor Mar Bawai, responsabile della chiesa assira di San José, California, nelle settimane passate è stato sospeso dal Sinodo della Chiesa Assira per aver difeso, con un suo articolo, la supremazia papale. Sei sacerdoti, trenta diaconi e tremila fedeli lo hanno seguito nell’ingresso in totale comunione con la Chiesa cattolica. Intanto, dalla’latra parte del mondo, a Timosoara, un vescovo ortodosso della Romania ha condiviso l’eucaristia con i cattolici. Alla consacrazione della parrocchia della Regina della Pace a Timisoara, il 25 maggio, il Metropolita Nicolae Corneanu di Banat ha chiesto di ricevere l’ostia. Il celebrante, il vescovo cattolico Alexandru Mesian di Lugoj era il celebrante, e dalle sue mani il collega ortodosso ha ricevuto la comunione. Era presente anche il nunzio apostolico, l’arcivescovo Francisco Javier-Lozano. Anche se cattolici e ortodossi spesso partecipano a preghiere ecumeniche insieme, e talvolta presenziano alle cerimonie liturgiche dell’altra chiesa, non condividono l’eucaristia. In Romania, dove ci sono state tensioni fra cattolici e ortodossi, il gesto del Metropolita Corneanu ha creato scalpore. Il patriarcato ortodosso di Romania si è limitato a commentare che al prossimo Sinodo, in luglio, al vescovo “può venire chiesto di dare una spiegazione appropriata” del suo comportamento. Corneanu è stato uno dei primi vescovi ad ammettere di aver collaborato con I servizi segreti durante il regime comunista. E’ stato anche uno dei pochi leaders ortodossi a dirsi disposto a rendere ai cattolici le proprietà che il regime aveva tolto loro, per darle agli ortodossi nel 1948.

Fonte - La Stampa, 28 Maggio 2008

CONVERSIONI DI MASSA DEGLI ISLAMICI AL CRISTIANESIMO


Non è una bufala, qualche settimana fa il settimanale Il Domenicale ha lanciato una notizia veramente sensazionale: «Si fanno cristiani 667 islamici all’ora, 16mila al giorno, 6 milioni all’anno. Sono numeri enormi». Se i fatti sono questi la preoccupazione per una presunta invasione islamica dell’Europa per certi versi, può essere meno preoccupante. Non è facile fare delle stime precise, visto i pericoli cui va incontro chi abbandona la fede islamica, ma le notizie disponibili lasciano intuire un fenomeno rilevante, forse persino in grado di modificare clamorosamente il futuro del mondo. “Secondo il London Times, il 15% circa dei musulmani residenti in Europa hanno lasciato l’islam. In Gran Bretagna sono attorno alle 200mila unità e in Francia si calcola che ogni anno 15mila islamici diventino cristiani: più o meno 10mila cattolici e il resto protestanti”. (Guglielmo Piombini, Frotte in fuga dall’islam cercano chiese, 3.5.08 Il Domenicale). Il numero dei musulmani in Africa è diminuito notevolmente rispetto al secolo scorso, mentre i cattolici sono aumentati da un milione del 1902 a circa 330 milioni. Magdi Cristiano Allam, che è stato battezzato nella veglia pasquale direttamente da Benedetto XVI, l’aveva detto che il fenomeno delle conversioni dall’islam al cristianesimo è abbastanza diffuso.
Nel 2006 lo sceicco Ahmad al-Qataani, intervistato da Al-Jazeera, pronunciò parole allarmate. “È probabile che al-Qataani abbia gonfiato i numeri per accrescere l’allarme tra i propri correligionari, - scrive Piombini - ma le sue dichiarazioni rivelano un trend sempre più chiaro: malgrado le minacce di morte e le persecuzioni che subiscono gli “apostati, nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo sono molto più numerose di quelle in senso contrario”. Certamente esiste una crescita numerica dell’islam (come ha riconosciuto il Vaticano) che ha superato il cattolicesimo come religione più praticata nel mondo, ma questo si deve perché nei Paesi islamici è alta la natalità, mentre la crescita del cristianesimo avviene per via delle conversioni adulte. Il personaggio che le autorità religiose islamiche temono di più è il sacerdote copto Zakaria Botros, definito dal giornale arabo al-Insan al-Jadid «il nemico pubblico numero uno dell’islam». I suoi programmi trasmessi via satellite dagli Stati Uniti, nei quali discute da un punto di vista cristiano gli aspetti più problematici del Corano (la guerra santa, l’inferiorità delle donne, la lapidazione e così via), hanno provocato conversioni clandestine di massa al cristianesimo. La sua perfetta conoscenza della lingua araba e delle fonti islamiche gli permette di raggiungere un vasto pubblico mediorientale, e gli spettatori rimangono colpiti dalla frequente incapacità degli ulema, che spesso scelgono il silenzio, di rispondere in maniera convincente alle sue osservazioni. La ragione ultima di questo successo è che, diversamente da certe controparti occidentali che criticano l’islam solo da un punto di vista politico, l’interesse principale di Botros è la salvezza delle anime. In tutto il Medio Oriente c’è un rifiuto per l’autoritarismo politico, l’intolleranza, la violenza e il terrorismo legati al fondamentalismo islamico, molti uomini e donne si sono avvicinati al cristianesimo. Perfino in Iran pare che un milione di persone si siano segretamente convertite al cristianesimo evangelicale negli ultimi cinque anni. Un fenomeno simile si sta ripetendo nell’Iraq in guerra, dove sempre più persone, stanche di subire le conseguenze del terrorismo di al Qaida e delle violenze dell’estremismo religioso, ascoltano con scetticismo crescente i discorsi dei loro capi religiosi. Secondo il pastore protestante Paul Ciniraj, si stanno convertendo al cristianesimo centinaia, migliaia d’islamici in Afghanistan, in Kazakistan, Uzbekistan, ma anche in Algeria, in Marocco, in Sudan. Conversioni segretissime sembrano verificarsi addirittura tra i palestinesi. Fra le motivazioni principali c’è il disgusto per la violenza islamista. Quel che colpisce è l’attivismo delle Chiese protestanti, evangelicali e pentecostali che operano per le conversioni mentre più timida è invece l’attività missionaria di diversi cattolici. Il padre gesuita Samir Khalil Samir, uno dei massimi esperti cattolici dell’islam, consigliere del Papa, testimonia, per esperienza personale, che nei Paesi islamici molto clero cattolico, per paura o per un malinteso “ecumenismo”, cerca di dissuadere le conversioni.

Fonte - IMGPress, art. di Alessandro Pagano - Domenico Bonvegna, 28 Maggio 2008